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Esami moto speciali alla Scuola Shentao

Esami moto speciali alla Scuola Shentao

Arti Marziali. Un’Esperienza avanzata di totale integrazione fra atleti di diverse abilità e difficoltà

Tratto da: L’Eco di Bergamo del 3 Agosto 2016 di Emanuele Casali

No, non diversi, speciali! Speciali sono stati gli esami di promozione a nuovi gradi di cintura di judo presso la società Shentao Scuola di Arti Marziali. Speciali per il grande messaggio di integrazione sociale e umana che ha irrorato il corso di preparazione e l’atto finale degli esami. Un effetto inedito: corso ed esame unico per tutti i ragazzi senza distinzione alcuna, pur se bisogna dire abili e diversamente abili. La commissione ha esaminato tutti allo stesso modo, ha promosso e bocciato allo stesso modo. Ci sono stati momenti di tenerezza ma anche steniche emozioni, per le quali qualche lacrima è stata asciugata nell’occhio, prima di scivolare sul viso, per non essere vista. Piangevano alcuni ragazzi del CDD (Centro Diurno Disabili) per la presenza di tanto pubblico “e piangevamo anche noi per una tempesta di emozioni dentro, a vedere il risultato di una lavoro svolto col cuore prima che con la testa”, sussurra Gabriele Calafati, direttore della Shentao che con Elena Popescu ha condotto il corso di judo con la presenza dei ragazzi del Cdd e dei ragazzi normali.

Istruttori abilitati con il Comitato Regionale

Per realizzare il traguardo del primo esame di judo, Calafati e Popescu (unitamente agli Shentaoisti Gaetano Centanno, Domenico e Andrea Chiappa) hanno frequentato il corso di abilitazione all’insegnamento del judo ai disabili condotto dalla maestra specializzata Ilaria Sozzi, organizzato dal M° Santo Pesenti con una delle tante attività con cui da Vitalità e Senso al Comitato Regionale Lombardia Judo Fijlkam/Coni di cui è Responsabile.

Il Centro Diurno Disalibili della Cooperativa Agro

Con il bagaglio tecnico e culturale acquisito nel corso regionale Calafati e Popescu si sono messi a disposizione dei ragazzi del Cdd della Cooperativa Agro di Almenno San Bartolomeo, dodici lezioni cui hanno partecipato con assidua frequenza sedici ragazzi disabili senza distinzione con gli altri: tutti in uno, un modo per abbattere le barriere della diversità che secondo Calafati “sono solo apparentemente rimosse, ma se ci si avvicina un po di più a questa area si incontrano inaspettate difficoltà. E le abbiamo avute anche noi, ma grazie all’assessore allo sport di Almenno S.B. Alessandro Frigeni,  grazie alla collaborazione della polisportiva di Almenno San Bartolomeo, siamo riusciti a portare a termine il progetto pur operando con tempi limitati”.

Elena Popescu

La realizzazione del progetto è stata fortemente voluta da Elena Popescu, cintura nera 2° dan, asp. allenatrice, per la sua sensibilità verso i disabili che coltiva da diversi anni per la constatazione delle difficoltà che essi incontrano nell’integrazione sociale. Continua Calafati:”In Shentao allora abbiamo pensato che il problema non è integrare i disabili con i normodotati, ma il contrario, integrare i normodotati con i disabili; e fare il modo che ognuno di noi normodotato aiuti il più debole (è la legge del judo) in maniera che si fortifichi e a sua volta egli convinca noi normodotati a diventare persone migliori. Abbattere le barriere significa anche, e forse, soprattutto questo”. Da questo atteggiamento culturale è derivata una tale affezione e apprezzamento dei ragazzi disabili verso l’attività degli abili che due ragazzi del Cdd sono diventati frequentatori regolari del corso di Judo per adulti. Leonardo Perrone di Brembate e Leonardo Mazzoleni di Almenno San Salvatore.

Unicità del Judo: il contatto fisico che affratella 

Il corso e poi gli esami, hanno mostrato agli educatori che tutti e 16 i ragazzi sono perfettamente integrati con il gruppo dei normali. E affiora che questa prerogativa è soltanto judoistica:, patrimonio unico di questo sport, perché gli istruttori mentre insegnavano judo ai ragazzi disabili, nella ricerca del contatto necessario e portante nella pratica del judo, è emerso uno spontaneo aiuto reciproco certamente prerogativa di non molti e forse di nessun altro sport nello scenario italiano.

Grati per ciò che loro hanno insegnato a noi

Spiega Calafati: ” A seguito del corso i ragazzi del Cdd si sono trovati agli esami con gli altri ragazzi e si sono superati nelle prove richieste dalla commissione, anzi abbiamo verificato improvvisi miglioramenti dal punto di vista motorio psicologico che prima non erano emersi. Elena e io ci siamo impegnati al massimo per dare giovamento e utilità ai ragazzi del Cdd e speriamo di esserci riusciti anche per una piccola parte. Ma una cosa va pur significata senza tentennamenti che noi, Elena ed io, ad ogni lezione uscivamo più sereni, ammirati e grati per ciò che loro erano riusciti ad insegnare a noi.

 

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