Kuzushi (squilibri)
Posizione di equilibrio, disequilibrio e squilibrio del corpo umano
La condizione “fisica” di equilibrio stabile è definita come quello stato di un corpo, per cui una forza orizzontale, applicata ad esso, può provocare solo l’innalzamento del baricentro del corpo.
Nel caso del corpo umano, solamente la posizione di giacitura supina o prona su un piano orizzontale, gode ditale proprietà; mentre la posizione naturale in piedi, detta di stazione eretta, è una posizione di equilibrio instabile di tipo oscillatorio, ciò a causa del fatto che le forze di contrazione muscolare, che equilibrano la forza di gravità agente sul corpo, risultano non essere costanti perché risultanti di un delicato gioco di muscoli agonisti ed antagonisti detti posturali. L’azione equilibratrice prodotta dai vari gruppi posturali è governata dai centri nervosi cinestetici, governati dal cervelletto.
Per tale ragione l’atleta può utilizzare per il mantenimento della stazione eretta, solo l’area detta di appoggio effettivo, cioè quella superficie trapezoidale avente per lati i suoi due piedi e le linee congiungenti gli alluci ed i talloni (superficie trapezoidale ottimale).
ABCD= Superficie trapezoidale ottimale (equilibrio)
EFGH-ABCD=Zona di mantenimento (disequilibrio)
P= Perpendicolare baricentrale
P’=Proiezione del baricentro
Egli potrà spostare il punto di proiezione del suo baricentro, giacente sul piano d’appoggio, e quindi la verticale detta perpendicolare baricentrale, per tutta l’estensione di questa superficie ottimale mantenendo facilmente la posizione d’equilibrio. Se però tale linea, e dunque la proiezione del baricentro, si allontanano dalla superficie trapezoidale ottimale solo di poco (zona di mantenimento), la stabilità sarà compromessa, e sarà necessario uno sforzo maggiore da parte dei muscoli equilibranti, questa condizione viene detta di disequilibrio. Nel caso in cui la proiezione del baricentro si allontani oltre i limiti della zona di mantenimento, il sistema muscolare dell’atleta non può ristabilire la posizione di stazione eretta e si ha lo squilibrio o rottura dell’equilibrio con conseguente caduta dell’atleta.
La stabilità meccanica del corpo in stazione eretta dipende dunque da due fattori:
1. Ampiezza della base d’appoggio;
2. Distanza della perpendicolare del baricentro dal confine della base d’appoggio.
Il principio fondamentale per eseguire una tecnica di Judo con la massima efficacia e il minimo sforzo è quello di porre in squilibrio il corpo dell’avversario.
Le fasi che consentono di mettere in pratica una tecnica di proiezione sono:
- 1. Kuzushi (rottura di posizione e disequilibrio)
- 2. Tsukuri (squilibrio e migliiore preparazione alla proiezione)
- 3. Kake (proiezione)
Questi tre momenti sono contemporanei ma si differenziano nella didattica per una migliore comprensione.
Kuzushi (“rottura di posizione e disequilibrio”)
Il termine kuzushi significa “rompere” o “deformare la posizione”. Poiché si possa manovrare con un minimo di forza l’avversario e farlo oggetto di una proiezione (ma anche di una lussazione e uno strangolamento) è necessario rompere la sua posizione naturale e porlo in una condizione di disequilibrio che, attarverso lo tsukuri, giungera allo squilibrio.
I kuzushi, rispetto al corpo nello spazio, sono infiniti come i punti di una sfera che circonda una persona; se ne ha comunque una classificazione convenzionale, detta happo-no-kuzushi, con otto direzioni fondamentali di squilibrio che corrispondono agli otto punti cardinali e ordinali di un’ipotetica “rosa dei venti” del kuzushi. Per applicare efficacemente una proiezione su un avversario, questi dovrà essere perfettamente squilibrato nella direzione giusta. Ogni tecnica necessita del suo kuzushi specifico.
Le otto direzioni principali del happo-no-kuzushi
Nel linguaggio tecnico del Judo il kuzushi è sempre riferito ad Uke, quindi uno squilibrio indietro a destra vorrà dire che Uke sarà sbilanciato all’indietro e alla sua destra.
Tsukuri (“squilibrio e migliore preparazione alla proiezione”)
E’ l’adattamento che viene effettuato da Tori (generalmente) dopo avere spezzato l’equilibrio di Uke. Lo tsukuri permette a Tori di disporsi nella posizione migliore per applicare efficacemente la tecnica di proiezione mantenendo Uke in squilibrio. Ogni tecnica ha i suoi tsukuri più indicati.
Kake (proiezione)
E’ l’atto stesso di proiettare l’avversario ed è dunque l’applicazione della tecnica che conclude l’azione cominciata con il kuzushi e proseguita con lo tsukuri.
Michiaku (“il contatto”)
Letteralmente la parola michiaku vuol dire contatto, ma nel Judo il significato di questo termine è intraducibile perché esprime un concetto, uno stato di “unione” sinergica in cui due corpi vengono a trovarsi durante un’azione, di trazione o di spinta, generalmente una proiezione, senza che il ritmo ne sia interrotto e l’equilibrio spezzato.
Nell’esecuzione di una tecnica, idealmente suddivisa in kuzushi, tsukuri e kake, il michiaku è da considerarsi come il collante di queste tre fasi. Il momento più critico è quello del passaggio tsukuri-kake, durante il quale lo sbaglio abituale è di allentare il michiaku per un istante, istante fatale utilizzato dall’avversario per ritrovare il suo equilibrio e interrompere l’azione.


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