Storia
Karate (空手) (pronuncia italianizzata in caràte o caratè) è un’arte marziale sviluppata nelle Isole Ryukyu, (oggi Okinawa), in Giappone. Fu sviluppato dai metodi di combattimento indigeni chiamati: te (手 letteralmente: “mano vuota”) e dal kenpō cinese. Prevede la difesa a mani nude, senza l’ausilio di armi, anche se la pratica del Kobudo diOkinawa che prevede l’ausilio delle armi tradizionali (Bo, Tonfa, Sai, Nunchaku, Kama) è strettamente collegata alla pratica del Karate. Attualmente viene praticato in versione sportiva (privato delle sua componente marziale e finalizzata ai risultati competitivi tipici dell’agonismo occidentale) e in versione arte marziale tradizionale per difesa personale. Nel passato, studiato e praticato solo da uomini, ma col passare dei secoli anche le donne si sono avvicinate a questa disciplina.
Karate fu sviluppato nel Regno delle Ryūkyū prima della sua annessione al Giappone nel XIX secolo. Fu portato sul continente giapponese durante il periodo degli scambi culturali fra i nipponici e gli abitanti delle Ryukyu. Nel 1922 il Ministero dell’Educazione Giapponese invitò Gichin Funakoshi a Tokyo per una dimostrazione di karate. Nel 1924 l’ Università Keio istituì in Giappone, il primo club universitario di Karate e nel 1932, tutte le maggiori università avevano i loro clubs. In un’epoca di crescente militarismo giapponese, il nome fu modificato damano cinese (唐手) a mano vuota (空手)– che in entrambi i modi viene pronunciato karate – ad indicare che i nipponici svilupparono una forma di combattimento di stile giapponese. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Okinawa divenne un importante sito militare statunitense ed il Karate popolare tra i soldati stanziati sulle isole.
I film sulle arti marziali degli anni 1960 e 1970 incrementarono notevolmente la popolarità del karate nel Mondo, cominciando ad essere usato in modo generico per riferirsi a tutti i colpi basilari delle arti marziali orientali. Le scuole di Karate iniziarono ad apparire in tutto il Mondo, facendo conoscere quest’arte sia ai semplici curiosi, sia a coloro che cercarono uno studio più approfondito dell’arte.
Shigeru Egami, capo istruttore del Dojo Shotokan, riteneva “che la maggior parte dei sostenitori del karate dei Paesi oltre mare vedeva questa disciplina solo come una tecnica di combattimento. Film e televisione rappresentano il karate come un modo “misterioso” di combattere, capace di causare la morte o il ferimento dell’avversario con un singolo colpo. I mass media lo rappresentano come una pseudo arte lontana dalla realtà.” Shōshin Nagamine disse: “Il Karate può essere considerato come il conflitto in se stessi, o come una maratona lunga tutta la vita che può essere vinta solo attraverso l’auto-disciplina, il duro allenamento e i propri sforzi creativi.”
Nato come arte marziale che insegna il combattimento e l’autodifesa, con il tempo il Karate si è trasformato in filosofia di vita, in impegno costante di ricerca del proprio equilibrio, in insegnamento a “combattere senza combattere”, a diventare forti modellando il carattere, guadagnando consapevolezza e gusto nella vita, imparando la capacità di sorridere nelle avversità e di lavorare con determinazione e nel rispetto degli altri. Solo quando questo insegnamento verrà compreso appieno, sostengono i suoi estimatori, l’allievo potrà essere veramente libero e realizzato.
Etimologia
Karate – “arte della mano vuota”
Kara significa aperto, spazio prodotto da un certo lavoro, spazio vuoto, immagine del vuoto. Te è la rappresentazione di una mano visto di mezzo profilo, ma è anche il fonema di attività, di tecnica e di arte. La parola giapponesekara-te, nel complesso, si compone di vuoto e pugno, non il vuoto in sé, ma in relazione ad un lavoro, ad un’attività, cioè mettersi all’opera per fare il vuoto. Il termine zen ku, che indica il vuoto dell’anima, può essere pronunciato anche “kara”.
Questi concetti suggeriscono che il praticante di Karate dovrebbe allenare la propria mente affinché sia sgombra, vuota da pensieri di orgoglio, vanità, paura, desiderio di sopraffazione; dovrebbe aspirare a svuotare il cuore e la mente da tutto ciò che provoca preoccupazioni, non solo durante la pratica marziale, ma anche nella vita. Si può quindi riassumere che il karate è un’arte; una disciplina che si applica a mani nude, di origine giapponese e che rafforza il corpo e lo spirito.
“Come la superficie di uno specchio riflette qualunque cosa le stia davanti, così il karateka deve rendere vuota la sua mente da egoismo e debolezze, nello sforzo di reagire adeguatamente a tutto ciò che potrebbe incontrare.”G. Funakoshi
Storicamente ad Okinawa, patria di quest’arte marziale, pur essendo in uso l’accezione Karate, più spesso si adoperavano altre parole: te o bushi no te (mano di guerriero).
Nagashige Hanagusuku, maestro di Okinawa, usò il carattere giapponese per “mano vuota” nell’agosto del 1905. Ciò richiama anche il fatto che questa forma di autodifesa non fa necessariamente uso di armi.
Storia
Descrivere in modo dettagliato l’evoluzione del karate risulta difficile per mancanza di fonti storiografiche certe. Si possono solo formulare ipotesi riguardo alla nascita e alla diffusione iniziale di quest’arte marziale, utilizzando rare fonti costituite perlopiù da racconti e leggende trasmessi oralmente. Dal XIX secolo in poi, la storia risulta più chiaramente documentata.
La storia del Karate parte da un arcipelago a sud del Giappone, le isole Ryūkyū, e in particolare da una di queste, Okinawa. Non è possibile affermare con certezza se esistesse già una forma di combattimento autoctona; tuttavia, si crede che fosse già praticata un’arte “segreta”: l’Okinawa-te. L’ideogramma te (手) letteralmente indica la parola “mano”, ma per estensione può anche indicare “arte” o “tecnica”; il significato di Okinawa-te, quindi, è “arte marziale di Okinawa”. Essa era praticata esclusivamente dai nobili, che la tramandavano di generazione in generazione. Secondo le credenze popolari, la nascita del karate è dovuta alla proibizione dell’uso delle armi nell’arcipelago delle isole Ryūkyū. Ciò è vero solo in minima parte, in quanto l’evoluzione di quest’arte marziale è molto più lunga e complessa. Nei secoli XVII e XVIII le condizioni dei nobili di Okinawa cambiarono notevolmente; l’improvviso impoverimento delle classi alte fece si che gli esponenti di quest’ultime iniziassero a dedicarsi al commercio o all’artigianato. Fu grazie a questo appiattimento tra i due ceti che l’arte “segreta” iniziò a penetrare anche al di fuori della casta dei nobili. La conoscenza del te restava uno dei pochissimi segni di appartenenza passata a un’elevata posizione sociale. Per questo motivo i nobili, ormai divenuti contadini, tramandavano quest’arte a una cerchia ristrettissima di persone, quasi in modo esoterico. Così facendo si è avuta una dispersione dell’arte originale e furono gettate le basi per i vari stili di karate. Fondamentale per la nascita del tode furono anche le arti marziali cinesi. Le persone che si recavano in Cina, anche per due o tre anni, avevano modo di studiare le arti marziali del luogo e, in molti casi, cercarono di apprenderle. Le arti marziali cinesi si basano su concetti filosofici e su un’elaborata concezione del corpo umano; era quindi impossibile imparare le arti cinesi nello spazio di un solo viaggio. I viaggiatori giapponesi appresero quel che potevano. Si pensa quindi che sia stata possibile una sorta di fusione tra le arti arrivate dalla Cina, che comunque costituivano uno stile non metodico, e il te okinawese. Una prova di questo importante scambio culturale tra Okinawa e Cina è fornita da un maestro vissuto in epoca successiva, Ankō Itosu. In uno scritto di suo pugno vede le origini del karate nelle arti cinesi e sottolinea come non abbiano influito né il Buddhismo né il Confucianesimo.
Esponente di spicco di questo periodo fu Kanga Sakugawa, signore di Okinawa ed esperto di te. Egli fu il primo maestro che provò una razionalizzazione e una codificazione delle arti diffuse ad Okinawa.
Tuttavia trascorse ancora qualche decennio prima dello sviluppo di una vera e propria scuola di tode. Il fondatore di questa scuola fu Sōkon Matsumura. Il suo stile di tode era chiamato Shuri-te (arte marziale di Shuri) in quanto Matsumura era residente proprio nella città di Shuri. Egli basò il proprio insegnamento su tre punti fondamentali: la pratica dell’arte autoctona di Okinawa, l’arte giapponese della spada (Jigen-ryū) e la pratica delle arti cinesi. Nacque così il vero e proprio tode.
Filosofia Budō
Anko Itosu ebbe il grande merito di introdurre il Karate nelle scuole dell’epoca; a seguito delle prestigiose esibizioni del Maestro Gichin Funakoshi a Tokyo nel 1922, il Karate venne conosciuto al di fuori dell’isola di Okinawa. Questi sono stati i quattro maestri che hanno determinato nel Karate svolte di fondamentale importanza.
Funakoshi fu anche fondatore dello Stile Shotokan, che basa l’efficacia delle proprie tecniche su agili spostamenti e attacchi penetranti. Egli intese ed insegnò il Karate come “sistema di disciplina interiore” capace di condizionare tutti gli aspetti della vita dei praticanti, denominato più precisamente Karate-dō.
Da allora il Karate si è diffuso in gran parte del mondo, subendo anche cambiamenti discutibili che – secondo alcuni – lo hanno allontanato dallo spirito originale voluto dai suoi fondatori.
Il più grande ringraziamento che il praticante possa elevare è diretto ai maestri che insegnano a comprendere quest’arte e svelano, passo dopo passo, il Dō, la “via” è molto più della tecnica, è un lento e misterioso cammino dell’essere verso la propria perfezione, il proprio compimento.
Ogni scuola di Karate tradizionale sintetizza per i propri allievi i principî morali che devono guidare la pratica e che ne costituiscono i fondamenti. Essi sono chiaramente enunciati nel Dojo Kun.
Stili del karate
- Shotokan, il più diffuso, deriva dal maestro Funakoshi; e prevede, oggi, molte varianti. Alcune scuole, infatti, hanno un’impostazione tecnica completamente diversa dalle altre.
- Shotokai, di Shigeru Egami, simile allo Shotokan ma molto morbido e senza agonismo; enfatizza al massimo la postura corretta, l’utilizzo delle anche e il kokyu e l’irimi per vincere senza impiego e senza spreco di forza come nell’Aikido;
- Goju-Ryu, stile mantenuto tale fin dalle origini, tutt’oggi praticato ad Okinawa. Nasce dal Naha-te, il cui primo Maestro fu Kanrio Higahonna che visse per moltissimo tempo nel Fukien in Cina. A raccogliere l’eredità di Higaonna e fondare lo stile Goju-ryu fu il maestro Chojun Myagi.
- Shorin-ryu, scuola che deriva dallo Shuri-te trasmessa per tramite del maestro okinawense Chotoku Kian. A questa scuola si ricollegano lo Shito, Uechi e Kushin. I gruppi Shorin-ryu attualmente componenti della Federazione di Karate-do di Okinawa sono: Shorin-ryu Kyudokan (kobayashi), Shorin-ryu Matsubayashi, Ryukyu Shorin-ryu, Matsumura-seito-Shorin-ryu, Shorinji-ryu. Ognuno di questi gruppi è legato da generazioni a una famiglia okinawense di riferimento ma tutti si possono definire come Karate stile Shorin-ryu. Si può forse definire lo stile maggiormente presente sull’isola di Okinawa e più legato alla tradizione insieme al Goju Ryu.
- Shitō-ryū,Lo stile dello Shito Ryu è stato fondato dal maestro Kenwa Mabuni nel 1931. Egli iniziò a studiare il Karate-Do all’età di 13 anni dal maestro Ankoh Itosu e, all’età di 20 anni, Kenwa Mabuni iniziò lo studio del Naha-Te con il maestro Higaonna. Kenwa Mabuni in seguito si unì alle forze di polizia e questo gli permise di viaggiare per tutta l’isola di Okinawa cosi da imparare nuove arti marziali classiche dell’isola. Mabuni si trasferì ad Osaka nel 1929 dove iniziò a insegnare la via del Karate-Do e in seguito qui vi aprì una propria palestra. Il grande maestro Mabuni, dopo una vasta conoscenza del Karate acquisita dalle sue esperienze, decise di insegnare la sua versione del Karate-Do. Il grande maestro Mabuni incentrò il suo nuovo metodo di insegnamento sulle basi dei suoi due maestri più importanti: il maestro Kanryu Higashinna di Naha e Ankoh Itosu di Shuri. Kenwa Mabuni chiamò questo nuovo stile del Karate Shito Ryu dandogli le iniziali dei loro nomi, Higaonna e Itosu o, più semplicemente, scuola di Itosu e Higaonna. Lo Shito Ryu oggi è uno degli stili più importanti e diffuso al mondo e presenta il maggior numero di kata.
- Wado-ryu, questo stile si basa sugli insegnamenti del maestro Hironori Otsuka; il quale fuse lo Shindo Yoshin Ryu JuJitsu con il karate di Okinawa e introdusse il moderno concetto di kumite. Wado Ryu letteralmente significa: “La scuola della Via della Pace”. L’ideogramma “WA” assume tuttavia anche il significato di “armonia” poiché più vicino alle caratteristiche dello stile che è considerato uno dei migliori sistemi di difesa personale. Le posizioni sono molto alte, morbide e si pone l’accento sulla velocità e la fluidità sia dei colpi che del corpo. Il Wado Ryu, ad un contrasto cruento, preferisce utilizzare schivate e taisabaki per controllare e accompagnare il colpo dell’avversario così da sbilanciarlo e lasciarlo scoperto ad una serie di contrattacchi rapidi e dirompenti. La sua caratteristica principale è inoltre il vasto bagaglio di Jujitsu per cui a tecniche di percussione si accompagnano proiezioni, leve articolari, strangolamenti e sbilanciamenti. Predilige una distanza medio-corta.
- Sankūkai, o Sankudò. Si basa sulla leggerezza e l’accuratezza della tecnica ma anche sulla potenza dei colpi. Stile fondato da Yoshinao Nanbu. Lo stile Sankukai è stato poi lasciato dal M° Nanbu nel 1978, in modo da poterlo evolvere (per scelta del maestro Nanbu in persona), nell’arte marziale Nanbudo, che a tutt’oggi viene praticata e migliorata da lui stesso.
- Uechi-ryu, fondato da Kanei Uechi in onore del padre Kanbun Uechi, lo uechi-ryu è forse lo stile più antico di karate e deriva direttamente (anzi, è) quello che in cina si chiamava pangainoon (duro/morbido), kung fu che il maestro sho-shi wa insegnava. La peculiarità di questo stile è il grande lavoro di condizionamento fisico che si pratica e il kata sanchin (che significa “tre conflitti”) che è prettamente formativo: un esercizio isometrico attuo a sviluppare il corpo, i muscoli e attraverso il quale si può apprendere la respirazione diaframmatica. Di Uechi-ryu esistono quattro associazioni diverse tra le quali, però, regna grande amicizia e spiritò di unità. L’associazione principale della stessa famiglia Uechi è la OKIKUKAI, Okinawa Karate-do Association.
Karate a contatto pieno:
- Kyokushinkai, fondato dal maestro Mas Oyama che, dopo aver praticato lo stile Shotokan sotto la guida di Gichin Funakoshi e lo stile Goju-ryu, ha creato questo stile basato sul kumite full contact. Incorpora alcuni kata dello Shotokan e altri tradizionali. Lo stile necessita di una notevole preparazione fisica per poter essere praticato a causa anche dei combattimenti a contatto pieno. Le competizioni si svolgono senza protezioni. Dal Kyokushinkai, nel corso degli anni, sono nati tutti gli altri stili di Full Contact Karate.
- Ashihara, fondato da Hideyuki Ashihara nel 1980, ex praticante ed istruttore di Kyokushinkai. Si basa sul concetto di Sabaki. Prevede combattimenti a contatto pieno e dei kata alquanto diversi da quelli del Kyokushinkai. È presente in molti paesi del mondo.
- Enshin, fondato nel 1988 da Joko Ninomiya, allievo di Ashihara. Dopo aver insegnato Kyokushinkai per qualche anno, e aver seguito il maestro Ashihara, aiutandolo nella divulgazione dell’Ashihara Karate, nel 1988 decide di portare avanti il suo stile: l’Enshin. Il karate Enshin, basato sempre sul concetto di Sabaki, è caratterizzato da combattimenti a contatto pieno. I kata, come nell’Ashihara, si discostano molto da quelli del Kyokusinkai. Ogni anno si disputa il Sabaki Challenge, torneo al quale prendono parte combattenti di ogni stile e federazione.
- Shidokan, fondato da Yoshiji Soeno, il karate Shidokan, come avviene per quasi tutti gli altri stili a contatto pieno, deriva dal Kyokushinkai e prevede lo studio dei kata. È un metodo di combattimento che utilizza, fra le altre cose, le tecniche di pugilato, le ginocchiate e le gomitate tipiche della Muay Thai, il grapplin e la lotta a terra.
- Seido Juku, fondato da Tadashi Nakamura nel 1976, deriva dal Kyokushinkai. Pur essendo uno stile a contatto pieno, enfatizza molto il lato spirituale dell’arte marziale. Parte integrante degli allenamenti è la meditazione e lo sviluppo dell’intera persona, oltre che del lato fisico.
- Seidokaikan, fondato da Kazuyoshi Ishii nel 1980, è uno stile a contatto pieno che deriva dal Kyokushinkai.
- Ten Ryu Kai, è uno stile di karate a contatto che deriva dallo Shidokan.
- Shinseikai, fondato da Minoru Tanaka, deriva dal Seidokaikan. Tra le altre cose prevede anche allenamenti di Karate Gloves (Karate con i guantoni), per offrire ai praticanti la possibilità di cimentarsi in combattimenti interstile.
- Sato Juku è uno stile di karate a contatto pieno fondato da Jukucho K.Sato, storico vincitore del primo torneo di Kyokushinkai del 1975. Il Sato Juku punta molto alla cura della tecnica, attraverso un rigoroso studio dei fondamentali.
Principi morali (Dojo Kun)
Dojo Kun (Dō = via, jo = luogo) letteralmente significa “luogo dove si studia e si segue la via”. Il Dojo Kun varia in base alla scuola e allo stile. Quello sotto riportato si riferisce allo Shotokan.
- Hitotsu jinkaku kansei ni tsutomuru koto – Il Karate è mezzo per migliorare il carattere
- Hitotsu makoto no michi o mamoru koto – Il Karate è via di sincerità
- Hitotsu doryoku no seishin o yashinau koto – Il Karate è mezzo per rafforzare la costanza dello spirito
- Hitotsu reigi o omonzuru koto – Il Karate è mezzo per imparare il rispetto universale
- Hitotsu kekki no yu o imashimuru koto – Il Karate è mezzo per acquisire l’autocontrollo
I venti concetti basilari (松濤二十訓)
Il Karate comincia e finisce con il saluto. (一、空手は礼に初まり礼に終ることを忘るな 。)I venti punti fondamentali dello spirito del Karate insegnati dal maestro Gichin Funakoshi sono:
- Il Karate è mai attaccare per primi (Karate ni sente nashi), (二、空手に先手無し。).
- Il Karate è rettitudine, riconoscenza, perseguire la via della giustizia (三、空手は義の補け。).
- Il Karate è prima di tutto capire se stessi e poi gli altri (四、先づ自己を知れ而して他を知れ。).
- Nel Karate lo spirito viene prima; la tecnica è il fine ultimo (五、技術より心術。).
- Il Karate è lealtà e spontaneità; sii sempre pronto a liberare la tua mente (六、心は放たん事を要す。).
- Il Karate insegna che le avversità ci colpiscono quando si rinuncia (七、禍は懈怠に生ず。).
- Il Karate non si vive solo nel dojo (八、道場のみの空手と思うな。).
- Il Karate è per la vita (九、空手の修行は一生である。).
- Lo spirito del Karate deve ispirare tutte le nostre azioni (十、凡ゆるものを空手化せ其処に妙味あり。).
- Il Karate va tenuto vivo col fuoco dell’anima; è come l’acqua calda, necessita di calore costante o tornerà acqua fredda (十一、空手は湯の如く絶えず熱を与えざれば元の水に返る。).
- Il Karate non è vincere, ma è l’idea di non perdere (十二、勝つ考えは持つな、負けぬ考えは必要。).
- La vittoria giace nella tua abilità di saper distinguere i punti vulnerabili da quelli invulnerabili (十三、敵に因って転化せよ。).
- Concentrazione e rilassamento devono trovare posto al momento giusto; muoviti e asseconda il tuo avversario (十四、戦は虚実の操縦如何にあり。).
- Mani e piedi come spade (十五、人の手足を劔と思え。).
- Pensare che tutto il mondo può esserti avversario (十六、男子門を出づれば百万の敵あり。).
- La guardia ai principianti, la posizione naturale agli esperti (十七、構えは初心者に、あとは自然体。).
- Il kata è perfezione dello stile, la sua applicazione è altra cosa (十八、型は正しく、実戦は別もの。).
- Come l’arco, il praticante deve usare contrazione, espansione, velocità ed analogamente in armonia, rilassamento, concentrazione, lentezza (十九、力の強弱、体の伸縮、技の緩急を忘るな。).
- Fai tendere lo spirito al livello più alto (二十、常に思念工夫せよ。).
L’abito (Gi)
In quasi tutte le arti marziali è uso allenarsi indossando un abito adeguato, chiamato gi (pronuncia: ghi); nel Karate, quest’abito è il karate-gi, composto da una giacca (uwagi), da un paio di pantaloni (zubon) di cotone bianco e da una cintura (obi) il cui colore designa il grado raggiunto dal praticante. Oltre al termine specifico “karate-gi”, l’abito per la pratica del karate può essere chiamato genericamente “keikogi” o “dogi”; mentre completamente sbagliato, ma molto in voga, è il termine “kimono”. Questa antica parola della lingua giapponese, che originariamente significava semplicemente “abito”, ai nostri giorni viene usata per indicare uno specifico tipo di vestito tradizionale che nulla ha a che vedere con la pratica delle arti marziali.
Fu il maestro Gichin Funakoshi ad adottare per primo l’uso del “karate-gi”. Infatti, in occasione della prima dimostrazione al Budokan di Tokyo, lui e un suo allievo indossarono un abito fatto da Funakoshi stesso la notte precedente, ispirandosi al modello del judo-gi ed utilizzando, però, una tela più leggera e comoda. Il colore bianco è quello naturale del cotone non tinto, essendo questo un abito semplice ed umile. Nelle competizioni, di una certa rilevanza, vengono usati karategi adattati alla disciplina svolta, kata o kumite; quelli da kata hanno maniche e pantaloni più larghi, per esempio, per facilitare i movimenti.
In molte arti del Budō (Kendo, Kyudo, Aikido), per esercitarsi si indossa, invece, una gonna-pantalone (hakama) tipico giapponese ma mai utilizzato ad Okinawa.
Cinture
Nel 1924, Gichin Funakoshi, fondatore del Karate Shotokan, adottò il sistema dei dan dal fondantore dello Judo, Jigoro Kano. Egli usò uno sistema di gradi con un set limitato di colori di cintura. Anche gli altri insegnanti di Okinawa adottarono questa pratica. Tuttavia il sistema di gradazione delle cinture può variare a seconda dello stile. Nel sistema kyū/dan i gradi per principianti cominciano con un kyū numerato in maniera crescente,(ad esempio 9 kyū) ed avanza in maniera decrescente fino al kyū di numero più basso. Il dan inizia col 1 dan (Shodan, o “cominciando a dan”) sino a giungere ai dan di grado più elevati. I gradi sono assegnati come una “cintura di colore” o mudansha (“uni senza dan”). I karateka con grado di dan sono assegnati come yudansha (“possessori del rango di dan”). Il yudansha porta tipicamente una cintura nera. I requisiti dei ranghi differiscono fra stili, organizzazioni e scuole. La minima età e il tempo nei gradi sono fattori promozione importanti.La cintura nel karate è un riferimento che indica l’abilità, attestata dal superamento di appositi esami, nella pratica della disciplina di chi la indossa.
L’esame consiste nel dimostrare le tecniche di fronte ad una commissione di esaminatori. Questa varia da scuola a scuola, ma l’esame può includere tutto ciò che si è imparato fino a quel punto oppure nozioni nuove. La dimostrazione è una domanda per grado nuovo (shinsa) e può includere: kata, bunkai, l’autodifesa, routine, tameshiwari (“rompendo”), e/o kumite (combattimento). L’esame di cintura nera può includere anche una parte scritta.
I colori delle cinture sono sette, corrispondenti ai seguenti livelli (“kyū” e “dan”): le federazioni sono 3 e ogni federazione ha un numero diverso di cinture.
- 6º kyu: cintura bianca
- 5º kyu: cintura gialla
- 4º kyu: cintura arancione
- 3º kyu: cintura verde
- 2º kyu: cintura blu
- 1º kyu: cintura marrone
- cintura nera 1º dan
- cintura nera 2º dan
- cintura nera 3º dan
- cintura nera 4º dan
- cintura nera 5º dan
- cintura nera 6º dan
- cintura nera 7º dan
- cintura nera 8º dan
- cintura nera 9º dan
- cintura nera 10ºdan
un’altra federazione invece ne ha sempre 7
- 10ºkyu: cintura bianca
- 9º kyu: cintura gialla
- 8º kyu: cintura arancione
- 7º kyu: cintura verde 1º
- 6º kyu: cintura verde 2º
- 5º kyu: cintura blu 1º
- 4º kyu: cintura blu 2º
- 3º kyu: cintura marrone 1º
- 2º kyu: cintura marrone 2º
- 1º kyu: cintura marrone 3º
- 1º dan: cintura nera
- 2º dan: cintura nera
- 3º dan: cintura nera
- 4º dan: cintura nera
- 5º dan: cintura nera
- 6º dan: cintura nera
- 7º dan: cintura nera
Esistono, presso alcune scuole, ulteriori cinture intermedie o una diversa classificazione delle cinture. Nel settore dei bambini le cinture comprese le intermedie sono: bianca, bianco-gialla, gialla, gialla-arancione, arancione, arancione-verde, verde, verde-blu, blu, blu-marrone, marrone. Dopo la cintura marrone si passa a cintura nera (solo dopo i 14 anni), che rimane tale al raggiungimento di gradi superiori (dan), dal 1º in poi. L’ideogramma dan si trova anche nella parola shodan, che significa “principiante”, per dimostrare come l’aver impiegato alcuni anni per diventare cintura nera sia davvero poca cosa in confronto a tutti gli anni di allenamento che aspettano. Generalmente, dopo il 6º dan, il grado viene assegnato solo per meriti speciali e non più in seguito ad esami, anche se il modo in cui vengono rilasciati i più alti gradi dan può variare da federazione a federazione. Per i gradi più elevati non viene valutata solamente la mera capacità tecnica raggiunta ma soprattutto le doti di esperienza, didattica, organizzazione, sviluppo e dedizione a quest’arte marziale.
Filosofia
Gichin Funakoshi interpretò il “kara” del Karate-dō con il significato di “purgare se stessi da pensieri egoisti e malvagi, perché solo con una mente e coscienza limpida il praticante può comprendere la conoscenza che riceve”. Funakoshi riteneva che uno doveva essere “interiormente umile ed esternamente gentile”. Solamente comportandosi umilmente si può essere aperti alle molte lezioni del Karate. Questo può essere fatto solamente attraverso l’ascolto ed attraverso la ricezione delle critiche. Egli considerava la cortesia di primaria importanza. Diceva che “il Karate viene propriamente applicato solo in quelle rare situazioni in cui uno deve davvero atterrare qualcuno o essere da lui atterrato”. Funakoshi ha ritenuto insolito per un appassionato l’utilizzo del Karate in uno scontro fisico reale più di una volta nella vita. Egli disse che i praticanti di Karate “non devono mai essere facilmente trascinati in una lotta”. Resta inteso che un colpo scagliato da un vero esperto potrebbe significare la morte. Risulta chiaro che coloro i quali fanno un uso distorto di ciò che hanno imparato portano disonore a se stessi.
Tecniche del karate-do
Preparazione fondamentale (Kihon)
Il karate prevede lo studio approfondito di tecniche di colpo dette “atemi waza”, parola derivata dalla contrazione del verbo “ateru-colpire” e “mi-corpo”. Si utilizzano pugni, calci (principalmente alle gambe e al tronco), gomitate, ginocchiate e colpi di percussione a mano aperta nelle zone sensibili del corpo umano (femore, articolazioni, nervi, plessi, avambracci, gola, orecchie, genitali, fluttuanti, fegato, reni ecc.) al fine di provocare un trauma anatomico che neutralizzi l’avversario nel modo più veloce ed efficace possibile seguendo la regola del “minimo sforzo, massimo risultato”. Da segnalare che nello studio più avanzato dell’arte vengono esaminati anche gli “tsubo” o “punti di pressione” e particolarmente rilevante è il fatto che nel primo testo redatto dal maestro Funakoshi (“Karate-do Kyohan”) un intero capitolo fosse dedicato all’anatomia umana a dimostrazione che non solo si deve imparare “come” colpire ma anche “quando” e soprattutto “dove”. Tutte queste tecniche sono corredate da un insieme di parate, schivate, spostamenti e scivolate oltre, una volta chiusa la distanza, a proiezioni, leve articolari, strangolamenti che vengono prese in esame nelle situazioni più disparate portando all’estremo lo studio di angoli, fulcri, baricentri e gestione delle energie al fine di sviluppare una maggiore consapevolezza del proprio corpo.
Kata o Forme
Il Kihon è un termine che indica le tecniche di allenamento base, di parata o di attacco, su cui si basa il Karate. In pratica, si tratta di esercizi propedeutici all’esecuzione tecnica nel Karate.
Bunkai kataNel Kata, che significa “forma”, si racchiudono le tecniche diffuse dalle varie scuole, le principali sono queste: Shito Ryu,Wado Ryu, Shotokan, Shotokai e Goju Ryu. Il Karate ha una vasta gamma di kata che si differenziano nei diversi stili. I kata possono essere visti come delle tecniche marziali prestabilite, per la maggior parte, nelle otto direzioni dello spazio. Il kata non viene considerato come un combattimento simbolico eseguito a vuoto, ma come un combattimento contro uno o più avversari. Il numero dei kata, ma anche i loro nomi e i kata stessi, cambiano in base alla scuola (“stile”) che si pratica. Gli elementi fondamentali per eseguire un buon kata sono: la tecnica,kime (la breve contrazione muscolare isometrica eseguita nell’istante della conclusione della tecnica), la potenza (indicata dalla formula P=FxV dove la velocità risulta essere maggiormente incisiva della forza), l’espressività, il ritmo e la sua bellissima storia.
Il combattimento (Kumite)Bunkai letteralmente significa “smontare” ed indica lo studio per l’applicazione pratica delle tecniche contenute nei kata. Lo studio di esse permette di estrapolare dai kata efficaci tecniche di difesa, molto spesso proiezioni del JuJitsu e strangolamenti che sono nascoste magari all’interno di una tecnica di pugno o parata. Lo studio dei Bunkai Kata è uno dei più complessi dell’arte poiché richiede una chiave di lettura che si deve dedurre dallo stile del fondatore.
Condizionamenti
Gichin Funakoshi (船越 義珍), disse: “Non ci sono dispute nel Karate”. Prima della seconda guerra mondiale, in Okinawa, il kumite non era parte integrante dell’insegnamento. Shigeru Egami riferisce che, nel 1940, alcuni karateka furono cacciati dal dojo perché usavano combattere facendo a pugni. Tra le caratteristiche Kumite del Karate si nota che i colpi, ad eccezione del Kyokushinkai (e degli stili a contatto pieno da esso derivati), non vengono affondati alla ricerca del knockout (KO) dell’avversario, ma vengono arrestati per ovvi motivi di incolumità. Le tecniche tuttavia devono dimostrare il loro potenziale ed essere eseguite, arrestandole con controllo per non arrecare eccessivi danni. Ciò è possibile grazie ad un adeguato allenamento e ad un opportuno regolamento di gara. Quest’ultimo infatti prevede, in linea di massima, un lieve contatto a livello addominale, nessun contatto con tecniche di braccio al volto e un lievissimo contatto con tecniche di calcio al volto (anche se esistono vari regolamenti e, per esempio, in alcune federazioni e in determinati stili il contatto è consentito). L’eventuale ausilio di protezioni preventive (conchiglia, paradenti, corpetto, paratibia-piede, guantini) e l’adozione di sanzioni adeguate e di opportune norme completano il regolamento nella massima tutela dei praticanti. Negli anni cinquanta, il maestro Mas Oyama creò il Kyokushinkai (Full Contact Karate) e da esso, successivamente, si svilupparono molti altri stili che facevano del contatto pieno il loro punto di forza. Oggi, grazie a questi modi di intendere il karate, si ha la possibilità di combattere in maniera più realistica e funzionale, anche attraverso il KO.
Il karate di Okinawa usa un addestramento supplementare noto come Hojo undō (補助運動). Questo utilizza una semplice attrezzatura fatta di legno e pietra. Il makiwara è uno degli attrezzi più usati (allenamento all’impatto dei colpi). Il “nigiri game” è un grande vaso usato per rinforzare la presa di mani e dita. Questi esercizi supplementari sono progettati per aumentare forza, capacità di resistenza, velocità e coordinazione muscolare. Il karate sportivo enfatizza esercizio aerobico, anaerobico, potenza, agilità, flessibilità e gestione dello stress. Tutte le pratiche variano a seconda delle scuole e degli insegnanti.
Karate sportivo
Il karate non ha lo status olimpico. Nella 117ª sessione del CIO (luglio 2005), nella votazione per determinare se diventare sport olimpico, più della metà dei voti fu favorevole, ma era necessario il raggiungimento di almeno i due terzi dei votanti. Sul fronte karate sportivo va precisato che, oltre alla WKF, ci sono realtà diverse che enfatizzano il combattimento, nelle cui competizioni si può vincere anche per KO. Famoso è il Sabaki Challenge, dove vinse Fabio Martella ed ogni anno si sfidano atleti provenienti da ogni parte del mondo. Da menzionare, poi, i campionati mondiali di Kyokushinkai e Ashihara; entrambi caratterizzati da un numero rilevante di atleti internazionali.La federazione mondiale del karate (WKF) è riconosciuta dal comitato olimpico (CIO) ed internazionale come responsabile per la competizione di karate nei giochi olimpici. La WKF ha sviluppato regole comuni che governano tutti gli stili. I WKF organisations nazionali coordinano coi loro rispettivi comitati olimpici nazionali.
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