Do (ideogramma)
L’ideogramma del DO viene letteralmente tradotto come via o mezzo per raggiungere un obiettivo, ma il suo significato è molto più profondo e lo si riscontra nel fatto che, lo stesso ideogramma, che nella lingua giapponese viene pronunciato come “DO”, in quella cinese, da cui ha origine, come “TAO” termine forse più conosciuto, ma il cui significato, il cui senso, risulta essere lo stesso.
Secondo molti sinologhi, il termine TAO o DAO (o DO in giapponese) esprime il concetto di movimenti ordinati della vita, la vita trascendente, l’innominabile, l’insondabile; è la via secondo cui va l’Universo, qualcosa che ci avvicina a Dio.
Perché da Jujitsu (anticamente Jujutsu) a Judo
Il DO è stato preferito dal Prof. Jigoro Kano, al Jutsu (arte) perché descriveva bene il cambiamento di scopo da raggiungere che il Judo proponeva nei confronti del Ju-Jutsu.
In effetti il DO voluto dal Prof. Kano e in seguito adottato dal Kendo, dal Kyudo, dall’Aikido, ecc. apriva un capitolo nuovo in quella serie d’esperienze che vanno sotto il nome generico di Discipline di Combattimento Orientali (il termine “Arti Marziali” è un cattivo vocabolo occidentale). Per approfondire la comprensione di questa nuova idea, occorre osservare lo spirito con cui si praticava il Ju-Jutsu e per fare ciò ci rifaremo al modello di vita dei guerrieri giapponesi, confrontandolo con lo spirito che deve animare la pratica del Judo. Gli antichi guerrieri giapponesi, in cambio di una posizione sociale ed economica privilegiata, dovevano essere disposti a perdere affetti, averi, personalità e anche la propria vita senza la minima esitazione, per pagare il debito contratto con chi li manteneva in quella condizione (Signore Feudale). Nel Ju-Jutsu accadeva una cosa analoga: una categoria d’uomini accettava un modello di vita che comportava una condizione socioeconomica superiore a quella popolare (condizione datagli dal Clan che finanziava la scuola) e in cambio, questi uomini dovevano dedicarsi all’arte ed essere pronti a difendere anche a costo della vita il Clan, il Maestro e l’onore della scuola. Chi praticava in una scuola il Ju-Jutsu, anche senza riceverne vantaggi socioeconomici, imparava la Disciplina di Combattimento di quella scuola semplicemente per uno scopo: la necessità di poter utilizzare quest’insegnamento nel momento di uno scontro, esattamente come i suddetti guerrieri.
Nel Judo, invece, pur praticando un’efficace tecnica d’attacco e di difesa, lo scopo che l’allievo deve raggiungere non è quello di una disciplina di combattimento per necessità d’ordine pratico, ma è per un miglioramento della condizione dei suo essere. Il Judo non propone una condizione socioeconomica privilegiata a chi vi si dedica, anzi indirizza il praticante a mettere a disposizione del gruppo, della società e dell’intera umanità le conoscenze e le realizzazioni raggiunte attraverso il metodo del Judo. Per cui fare Judo e non essere utili al mondo intorno a noi, non è lo scopo del Judo. Inoltre i doveri dello studente-allievo verso il gruppo (la scuola) e il Maestro sono molto ridimensionati: in cambio della possibilità di migliorare, generalmente si chiede un contributo per la costruzione di una buon’atmosfera di pratica ed un contributo economico alle spese di gestione del Dojo.
Il DO apre le porte delle Discipline di Combattimento anche a chi non ha le caratteristiche psicologiche del guerriero: questi può, grazie al DO, praticare gli attacchi e le difese traendone un beneficio in più direzioni. Leggendo gli estratti delle conferenze del Prof. Kano pubblicati dal Kodokan di Tokyo, risulta evidente che la disciplina di combattimento chiamata Judo è stata ideata semplicemente per formare un uomo migliore. Quest’uomo dovrà ottenere un fisico migliore, dovrà diventare efficace nel combattimento per comprenderne l’intima essenza, dovrà arrivare attraverso la pratica degli attacchi e delle difese a superare e trascendere il concetto di vittoria e di sconfitta. In altre parole il Judo è educazione dell’essere umano sia a livello fisico sia mentale e spirituale, attacco e difesa, elevazione morale e infine sistema di vita.
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